Decreto Trasparenza Salariale 2026: tutti gli obblighi per le imprese
- 2 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
Il D.Lgs. 96/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e in vigore dal 7 giugno 2026, recepisce la direttiva UE 2023/970 e introduce un nuovo impianto normativo destinato a trasformare in profondità i processi HR delle imprese italiane. L’obiettivo è chiaro: ridurre il divario retributivo di genere attraverso maggiore trasparenza, criteri oggettivi e nuovi diritti per lavoratori e candidate.
Il decreto si applica a tutti i rapporti di lavoro, inclusi apprendistato, lavoro domestico, intermittente, co.co.co. e dirigenti .
1. Obblighi negli annunci di lavoro: fascia salariale obbligatoria
La novità più immediata riguarda il recruiting:
Divieto di chiedere la storia retributiva ai candidati, per evitare che trattamenti passati perpetuino disparità esistenti .
Obbligo di indicare la fascia salariale nell’annuncio o comunque prima del colloquio, così da garantire negoziazioni basate su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere .
Per le imprese, questo significa rivedere template, procedure di selezione e sistemi di classificazione interna.
2. Superminimi e trattamenti individuali: esclusi dalla comparazione
Il decreto esclude dalla comparazione retributiva superminimi, premi e trattamenti discrezionali .
Una scelta discussa, considerando che proprio in queste voci si concentra circa il 20% del divario retributivo nel settore privato .
3. Diritto all’informazione per i dipendenti
Ogni lavoratore potrà richiedere:
informazioni sulla propria retribuzione comparata ai livelli medi della categoria;
chiarimenti sulle regole di trasparenza applicate in busta paga.
L’azienda dovrà rispondere per iscritto entro due mesi .
La richiesta può essere presentata anche tramite rappresentanze sindacali.
4. CCNL come presunzione di conformità per le PMI
Il decreto valorizza il ruolo dei Contratti Collettivi Nazionali:
l’applicazione di un CCNL firmato da organizzazioni comparativamente rappresentative costituisce presunzione di conformità ai principi di parità retributiva ;
per le PMI questo riduce gli oneri di costruzione di sistemi classificatori interni;
le grandi imprese dovranno invece integrare il CCNL con sistemi più granulari e oggettivi .
5. Trasparenza dei criteri retributivi e tutela dei dati
Le aziende dovranno rendere accessibili:
criteri per determinare retribuzioni, aumenti e progressioni di carriera;
sistemi di classificazione del personale.
Il Garante Privacy ha imposto che i dati siano forniti solo in forma aggregata, con medie ponderate per genere, senza esporre informazioni individuali .
Per le imprese con meno di 50 dipendenti, alcuni obblighi restano facoltativi .
6. Sanzioni e inversione dell’onere della prova
Il decreto introduce un regime sanzionatorio significativo:
sanzioni amministrative pecuniarie;
possibile esclusione da appalti e agevolazioni pubbliche per imprese inadempienti .
Elemento dirompente: l’inversione dell’onere della prova.
In caso di contenzioso per discriminazione retributiva, sarà il datore di lavoro a dover dimostrare che le scelte retributive sono basate su criteri oggettivi e non discriminatori .
7. Rendicontazione del gender pay gap: scadenze dal 2027
Dal 2027 scatta l’obbligo di redigere un Rapporto sulla Trasparenza Salariale, con scadenze differenziate:
≥ 250 dipendenti: entro 7 giugno 2027, poi annuale;
150–249 dipendenti: entro 7 giugno 2027, poi ogni 3 anni;
100–149 dipendenti: entro 7 giugno 2031, poi ogni 3 anni .
Se il divario retributivo supera il 5% senza giustificazioni oggettive, l’azienda dovrà avviare una valutazione congiunta con sindacati e Ispettorato del Lavoro per adottare misure correttive .
8. Nuovi organismi di monitoraggio
Il decreto istituisce presso il Ministero del Lavoro un organismo dedicato alla vigilanza sull’applicazione della normativa, con funzioni di supporto giudiziario ai lavoratori discriminati .
Cosa devono fare subito le imprese
Ecco una checklist operativa:
aggiornare gli annunci di lavoro con fasce salariali;
rivedere i processi di selezione eliminando ogni riferimento alla storia retributiva;
mappare criteri retributivi, aumenti e progressioni;
verificare l’allineamento al CCNL applicato;
predisporre sistemi di raccolta dati per il rapporto 2027;
formare HR e management sui nuovi obblighi e sulle responsabilità probatorie.
Conclusione
Il Decreto Trasparenza Salariale non è un semplice adempimento formale: rappresenta un cambio di paradigma nella gestione del personale. Le imprese che si adegueranno per tempo non solo ridurranno il rischio sanzionatorio, ma potranno migliorare reputazione, attrattività e clima interno.




Commenti